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Donna ubbidiente puoi 921954

Una bambina ammira incantata la mamma che cura le sue piante. Ecco un altro frammento: «Brave apine laboriose. Volate lontano e raccontate a tutti quanti sono belli i miei fiori, come sono ricchi di nettare e di prezioso polline». Nel testo lo stereotipo viene approvato: la mamma che si occupa delle sue piante viene presentata come un modello positivo per la figlia-femmina. La bambina imparerà grazie alla madre ad amare la natura. Il testo termina infatti con la frase: «il suo amore per la natura mi incanta». Il testo è sessista perché connota positivamente un modello stereotipato di donna.

Vocabolario on line Condividi intèndere v. Con le parole che si ricollegano al tema del verbo, al primo sign. Rivolgere una facoltà sensoriale o immateriale a un determinato oggetto per acquistarne o approfondirne la conoscenza, o addirittura soltanto tendere, cioè acuire, la capacità ricettiva di tali facoltà: i. Più comunem. Avere intenzione, proporsi di attivitа una cosa, desiderare: intendo andarci subito; intendo parlarti chiaro; e ora, affinché intendi fare? Anche, esigere, pretendere insieme fermezza che altri faccia o non faccia una cosa: intendo esser lasciata in pace; intendo di essere ubbidito o che mi si ubbidisca; intendo che venga qui subito. In tutti questi casi, il verbo è adibito per lo più nel presente approssimativo e con soggetto di prima persona; quando il soggetto è di terza persona, ci si riferisce a colui che è il pensiero, la volontà della persona stessa si riportano cioè indirettamente le sue stesse parole : il direttore non intende essere disturbato per nessun motivo. Col sign. Per ellissi dei varî infiniti che adesso abbiamo veduti uniti al verbo, afferrare è assai spesso usato da abbandonato, col sign.

A cura della Redazione di Ristretti Orizzonti Mattino di Padova, rubrica Lettere dal carcere, 3 aprile Persone regolari, affinché probabilmente mai avevano preso neppure una multa, si ritrovano a doversi accostare, per amore, con la macchina giudiziaria, con le sue regole, con il carcere: sono i parenti dei detenuti. Queste storie di famiglie spezzate, costrette a tristi incontri nelle sale colloqui delle galere, e di figli affinché devono vedere i loro genitori sotto stretto controllo e senza la possibilità di un abbraccio vero, le raccontano tre detenuti con pene lunghe, affinché si trovano ogni giorno a combattere per preservare i loro affetti, e perché ai loro figli sia riconosciuto il diritto di avere comunque un padre e una madre, e di incontrarli nelle condizioni meno disumane effettuabile. Quando sono stato arrestato ero fidanzato e la relazione è proseguita addirittura dopo, per circa un anno. Nei primi tempi eravamo entrambi sotto colpo e non ci rendevamo conto di dover impostare la nostra vita di coppia in modo completamente diverso, se volevamo avere una qualche probabilità di farla continuare. Questo non è del tutto spiacevole, finché hai modo di colmare la mancanza; anzi, proprio sulla alternanza tra il desiderio e la sua soddisfazione si fondano le relazioni più durature. Ma quando sei assente dalla tua donna aspetti di poterle parlare, di vederla, toccarla, sentire la sua voce, senza alcuna angoscia. Il ricordo è ancora chiarissimo: noi detenuti che entriamo nella sala, i visitatori arrivano quasi subito, pure loro insieme i volti stravolti dalla tensione, individuano il parente detenuto e vanno all'istante da lui. Per ultima entra ella, esitante; mi vede, si avvicina, scoppia a piangere. Le mani calde e il metallo freddo, i sorrisi stentati che ricacciano indietro le lacrime